Ravvedimento speciale, torna la sanatoria fiscale per le partite Iva: ecco come potrebbe funzionare

La sanatoria fiscale torna al centro del dibattito politico e tributario con il nuovo emendamento presentato in Parlamento che punta a reintrodurre il ravvedimento speciale collegato al concordato preventivo biennale. La misura, destinata principalmente ai titolari di partita Iva soggetti agli ISA, consentirebbe di regolarizzare le annualità fiscali dal 2020 al 2024 attraverso il pagamento di somme forfettarie ridotte, ottenendo in cambio una significativa limitazione dei controlli fiscali da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Il meccanismo riprende l’impianto già adottato nelle precedenti edizioni del concordato preventivo biennale e rappresenta uno degli strumenti con cui il Governo punta ad aumentare l’adesione al nuovo accordo fiscale tra contribuenti e Fisco. L’obiettivo è quello di incentivare imprese e professionisti a dichiarare basi imponibili concordate con l’Amministrazione finanziaria in cambio di maggiore certezza fiscale e minori verifiche future.

L’emendamento è stato presentato durante l’iter di conversione del decreto Accise ter e prevede la possibilità di aderire a una nuova forma di “pace fiscale” per gli anni d’imposta ancora accertabili. La misura riguarderebbe in particolare i soggetti ISA che aderiranno al concordato preventivo biennale 2026-2027, cioè il sistema attraverso cui il contribuente concorda preventivamente con il Fisco il reddito imponibile per un periodo di due anni.

Il ravvedimento speciale consentirebbe quindi di sanare eventuali irregolarità pregresse pagando un’imposta sostitutiva calcolata in maniera agevolata, senza necessità di affrontare lunghi contenziosi tributari o controlli fiscali approfonditi. Una formula che negli ultimi anni è stata utilizzata dal Governo come leva per rendere più attrattivo il concordato preventivo biennale.

Secondo le anticipazioni emerse nelle ultime settimane, il funzionamento della misura dovrebbe rimanere molto simile a quello già applicato nelle precedenti versioni della sanatoria. La base imponibile su cui calcolare le imposte sostitutive verrebbe determinata partendo dal reddito dichiarato dal contribuente, incrementato con percentuali differenti in base al punteggio ISA ottenuto nelle singole annualità.

Per i contribuenti considerati fiscalmente più affidabili, con punteggio ISA pari a 10, l’incremento del reddito sarebbe limitato al 5%. L’aumento salirebbe progressivamente al diminuire del livello di affidabilità fiscale fino ad arrivare al 50% per i soggetti con punteggio inferiore a 3. Su tali importi verrebbero poi applicate aliquote agevolate differenziate in base allo stesso indice ISA.

Le aliquote previste sarebbero pari al 10% per i contribuenti con ISA superiore a 8, al 12% per chi si colloca tra 6 e 8 e al 15% per i soggetti con livelli di affidabilità inferiori. Per l’IRAP continuerebbe invece ad applicarsi l’aliquota del 3,9%.

Anche per questa nuova edizione della sanatoria fiscale potrebbe essere confermato il meccanismo di riduzione della base imponibile per gli anni segnati dall’emergenza Covid. Nelle precedenti versioni del ravvedimento speciale, infatti, era stata prevista una riduzione del 30% per le annualità 2020 e 2021, considerate particolarmente critiche per imprese e lavoratori autonomi a causa della pandemia.

Uno degli aspetti più rilevanti del ravvedimento speciale riguarda gli effetti sui controlli fiscali. L’adesione alla misura consente infatti di limitare fortemente l’attività di accertamento sulle annualità sanate, offrendo così maggiore certezza ai contribuenti che decidono di regolarizzare la propria posizione.

Per molti professionisti e partite Iva il ravvedimento rappresenta quindi uno strumento utile per chiudere definitivamente eventuali pendenze fiscali relative agli anni passati attraverso il versamento di importi predeterminati e più contenuti rispetto a quelli che potrebbero emergere in caso di verifica fiscale ordinaria.

Resta comunque ancora aperto il nodo dell’approvazione definitiva della misura. Al momento, infatti, il ravvedimento speciale è contenuto in un emendamento parlamentare e dovrà completare l’intero iter legislativo prima di diventare operativo. Proprio per questo motivo il testo potrebbe ancora subire modifiche nei prossimi passaggi parlamentari.

Secondo gli esperti fiscali, il ritorno della sanatoria potrebbe avere un impatto significativo soprattutto sulle adesioni al concordato preventivo biennale. Nelle precedenti edizioni, infatti, la possibilità di sanare le annualità pregresse attraverso il ravvedimento speciale aveva rappresentato uno dei principali incentivi per professionisti e imprese.

La misura continua però a dividere il dibattito politico ed economico. Da una parte viene considerata uno strumento utile per favorire l’emersione spontanea delle basi imponibili e aumentare il gettito fiscale senza avviare lunghi contenziosi. Dall’altra parte, invece, non mancano le critiche di chi considera le sanatorie fiscali un meccanismo che rischia di penalizzare i contribuenti più virtuosi e rispettosi degli obblighi tributari.

Nel frattempo l’Agenzia delle Entrate continua a lavorare al potenziamento dei sistemi di controllo e all’utilizzo sempre più esteso delle banche dati digitali e dell’intelligenza artificiale per individuare anomalie fiscali e incoerenze dichiarative. In questo scenario il ravvedimento speciale viene visto da molti contribuenti come un’opportunità per regolarizzare la propria posizione prima di eventuali verifiche future.

Qualora il provvedimento venisse definitivamente approvato, il nuovo ravvedimento speciale potrebbe diventare operativo già nei prossimi mesi, con finestre temporali specifiche per aderire alla sanatoria e versare le somme dovute tramite modello F24, anche in forma rateizzata.

Per imprese, professionisti e lavoratori autonomi si tratterebbe dunque di una nuova occasione per chiudere le annualità fiscali pregresse con condizioni agevolate, all’interno di una strategia più ampia di riforma del rapporto tra Fisco e contribuente basata su maggiore collaborazione preventiva e riduzione del contenzioso tributario.

Fonti

  • Agenzia delle Entrate
  • Decreto Accise ter
  • Decreto legge n. 84/2025
  • Concordato preventivo biennale
  • PMI.it

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